Non era un bel periodo.
Avevo perso.
Dire che avevo perso tutto probabilmente è solo un po’ riduttivo.
La cosa peggiore che può capitare è accorgersene quando da una situazione normale, strutturata e con buone prospettive ti trovi col culo per terra, senza soluzione di continuità.
Ero col culo per terra, senza soluzione di continuità.
Stavo provando a fare il giovane, ma la mia biografia non mi aiutava. In quei panni stavo stretto, e la cosa mi era evidente. Vivevo una vita strana, una sorta di mondo parallelo, è strano avere tempo mentre tutti gli altri lavorano, è strano avere tempo per pensare perchè non c’è nulla da fare. A me è capitato. Mi è stato utile.
Era una mattina di luglio, non faceva nemmeno troppo caldo, ero al parco e stavo leggendo. Senza lavoro e senza voglia di fare nulla per procurarmelo era la cosa migliore da fare. Leggevo un libro di quelli che avevo già letto, conoscevo la storia, era rincuorante.
Ero li, seduto su una panchina, al sole. Dietro di me i cespugli, una di quelle siepi che ci sono nei parchi, intorno a me nessuno. In lontananza un’anziano con la bici, era appena passata una ragazza che faceva jogging.
Ho sentito un rumore dietro di me. Sono usciti dalla siepe 7 nani, sette. Erano in fila, con un sacco di juta ciascuno, portavano le castagne. Tutti con il sacco tranne l’ultimo. L’ultimo non aveva il sacco, aveva una manciata di castagne.
Si ferma e mi guarda.
Me ne offre una. Proprio così, allunga le mani che reggevano le castagne e mi dice: “prendi una castagna, portano fortuna”. Ho avuto paura, una paura profonda, quella che ti prende dentro, ti gela lo stomaco, ti impedisce di pensare, e di agire. Era terrore, non riuscivo a pensare, non riuscivo a capire, non sapevo cosa fare. Ho rifiutato. Lui ha insistito: “prendine una, portano fortuna”, non ce l’ho fatta. Allora il nano si è voltato, è andato via, ha raggiunto gli altri, trotterellando. Ci ho ripensato mille volte. Io dico 7 nani, in realtà erano dei bambini, a vederli potevano avere 7, 8 anni. Ma erano soli, ho guardato finchè non sono spariti dietro una curva, li nel parco. Sette bambini soli in fila indiana, con i sacchi di juta sulle spalle.
Mi dispiace non avere preso quella castagna, mi dispiace davvero. E’ stato come rifiutare un appuntamento con il destino.
Ma tutto sommato, forse, avevo trovato l’uscita.
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