Prendo spesso il treno. Salgo sui treni lenti, costano meno e arrivano lo stesso.
Che poi io non ce l’ho mai un posto dove arrivare, non uno preciso intendo.
Mi piace mescolarmi ai pendolari, agli studenti. Sui treni lenti ci sono vite vere.
Gli studenti, i pendolari, i manager poveri. C’è un sacco di gente che si muove. Io faccio sempre il tragitto più lungo, da solo.
Vedo sempre quelli che salgono, quelli che scendono.
Sui treni lenti a lunga percorrenza le persone, di solito, fanno tratte brevi.
Io invece faccio le tratte lunghe, ascolto, imparo, ci sono un sacco di vite, un sacco di storie.
Le persone parlano volentieri di sé. Io no, io non parlo mai con nessuno, io ascolto le conversazioni degli altri, mi serve.
Per esempio oggi Sara ha raccontato al suo collega del noiosissimo convegno a cui avrebbe dovuto assistere, luogo, ora.
E’ stato un gioco da ragazzi precederla, e il vicolo era perfetto.
Mi ha guardato con la faccia di chi, stupito, vede qualcuno a cui non sa attribuire un nome. Il mio nome Sara non lo sapeva.
Non ha urlato, ho stretto forte, si è afflosciata subito.
E poi in piazza, il cappuccino, era formidabile.
Mi piace prendere il treno, dopo, con calma.
Dopo l’ora dei pendolari i treni circolano quasi vuoti, c’è tempo di guardare il panorama.
Che poi io non ce l’ho mai un posto dove arrivare, non uno preciso intendo.
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